La Storia

Documenti

Il Molino di Vallico Sopra è citato in documenti molto antichi. In articolare se ne trova traccia in due documenti. Il primo è un Estimo della Comunità di Valico Sopra, redatto da Pietro Bosi nel 1671, dove viene censito nelle proprietà di tal Rinaldi Rinaldi. Viene descritto come "… un Molino con capanna coperta a piastre" "… in luogo detto al Molino". Non è dato sapere a quando risalisse il primo impianto, ma il toponimo già allora esistente, "al Molino", fa pensare a un insediamento sufficientemente consolidato nel tempo da aver già conferito il nome al luogo.

Estimo della Comunità di Valico Sopra (1671)

Il Molino viene poi riportato in un Terrilogio dei beni dell’Opera di San Michele di Valico Sopra, redatto dal celebre cartografo Domenico Cecchi nel 1737, dove viene disegnato al confine di un terreno di proprietà dell'Opera. azionava sul piano dei palmenti una doppia coppia di macine tramite un certo numero di ingranaggi di moltiplica collegati al suo albero.

tavola 14 - mulino

Terrilogio dell’Opera di San Michele di Valico Sopra (Domenico Cecchi, 1737)

RistrutturaZIONI

Una incisione che appare sull’architrave di una porta che si apre sulla facciata est dell’edificio riporta la data 1798, a testimonianza del periodo di una delle svariate ristrutturazioni dell’immobile.

Nel corso dei secoli il Molino di Vallico Sopra ha senz’altro subito diverse ristrutturazioni – in particolare modifiche al sistema di raccolta dell’acqua e della macinazione. In epoca remota doveva ricavare la forza motrice grazie a un grosso bacino d’acqua, una sorta di lago artificiale, che si formava naturalmente lungo il torrente stesso, grazie all'effetto-diga prodotto da un largo muraglione munito di chiusa. L’enorme spessore della concrezione calcarea che si è formato nel corso del tempo sul salto in corrispondenza di tale chiusa riporta a un’epoca assai remota la sua costruzione. Nel corso del tempo l'invaso perdette di profondità a causa dei sedimenti portati dall’acqua, diventando inutilizzabile, come del resto tutto il muraglione - tuttora esistente. Ciò comportò la necessità di un'opera di profonda ristrutturazione. Venne costruito un nuovo invaso artificiale, leggermente più a valle, una sorta di grande vasca delimitata da alte mura – l’attuale Bottaccio – alimentata da un nuovo canale di circa 30 metri, la “Gora”, che attraversava, costeggiandolo, il sito del vecchio invaso. La straordinaria monumentalità del Bottaccio, lungo più di 18 metri, con una profondità che arriva a superare i 4 metri e con quasi 1.000 metri cubi di capienza massima, permetteva al mulino di macinare anche quando la portata idrica del torrente era relativamente scarsa. In qualità di opificio, il mulino non è più attivo dagli anni cinquanta del secolo scorso.

Ranieri Bertoli Barsotti (1820-1889). Ritratto in un quadro coevo

La Proprietà

In un Avviso della Sottoprefettura di Castelnuovo di Garfagnana del 1873 per una vendita all’asta di terreni col metodo della “candela vergine” troviamo la prima citazione ad oggi nota della Gora. La costruzione del Bottaccio risale dunque a un’epoca precedente a quella data. Probabilmente esso venne costruito da Ranieri Bertoli Barsotti (1820-1889) verso la metà del XIX secolo, nel periodo in cui assunse la carica di sindaco del Comune di Trassilico. Fra il 1857 e il 1859 il mulino è documentato negli Atti Parrocchiali come la residenza di Ranieri Bertoli-Barsotti che, ancora scapolo, vi abitava assieme al fratello Eliodoro con la di lui moglie Scolastica Forischi e i loro primi due figli. In epoche successive il mulino fu proprietà di Roberto (1876-1935), figlio di Ranieri. Dopo un periodo in cui la proprietà passò alla famiglia Asti, ne tornò in possesso Enrico (1897-1975), figlio di Roberto Bertoli-Barsotti e poi Alfredo (1930-2022), figlio di Enrico e padre degli attuali proprietari Lucio e Anna Maria, che dunque perpetuano una continuità familiare giunta alla quinta generazione